La scorsa settimana, per finire in bellezza un breve periodo di vacanza in Sardegna, sulla costa nord-ovest in provincia di Sassari, vicino ad Alghero, sono tornata a visitare un luogo che non visitavo da un po’ di tempo, il lago di Baratz.
Questa volta ho deciso di dedicargli qualche ora e, immersa nella fitta vegetazione mediterranea, ho percorso per intero il sentiero (circa 9 km) che si snoda tutto attorno alle sue sponde. La passeggiata mi ha permesso di ammirare il bellissimo lago da punti di osservazione differenti e di poterne apprezzare i diversi ambienti che lo caratterizzano. Per quanto riguarda la vegetazione, il periodo estivo non è certo dei migliori, le fioriture delle diverse varietà presenti di cisto, eriche arboree, ciclamini, orchidee e tamerici, sono già passate ma se si osserva attentamente, la varietà della macchia mediterranea in questo sito risulta evidente.
Si tratta dell’unico lago naturale della Sardegna ed insieme all’area di Porto Ferro, è stato designato SIC (Sito di Importanza Comunitaria ai sensi della direttiva Habitat); è inoltre una ZPS (Zona di Protezione Speciale) per l’avifauna. Trovandosi in un’area molto vicina alla costa (solo a tre chilometri dalla baia di Porto Ferro) l’ipotesi è che abbia avuto origine in seguito alla formazione della stretta duna che tutt’ora lo separa dal mare.
La componente arborea attuale, frutto di rimboschimenti negli anni ’50, è costituita prevalentemente da pino marittimo (Pinus pinea) e pino d’Aleppo (Pinus halepensis), si rilevano infatti pochi esemplari arborei di dimensioni ragguardevoli. Come in molte zone dell’isola è numerosa anche la presenza di eucalipti (Eucalyptus sp.) entrati a far parte oramai del paesaggio sardo.
Più ricca e varia la componente arbustiva su cui prevalgono le specie tipiche della macchia mediterranea, come l’olivastro (Olea europaea), il lentisco (Pistacia lentiscus), il corbezzolo (Arbutus unedo), il mirto (Myrtus communis), i cisti (Cistus incanus, Cistus salvifolius, Cistus monspeliensis) e la palma nana (Chamaerops humilis). La presenza dell’erica arborea (Erica arborea) e del ciclamino (Cyclamen repandum) testimoniano l’esistenza di una lecceta pregressa precedente al rimboschimento. Dalla duna verso la riva del lago, le tamerici (Tamarix africana) creano anelli concentrici di alberi di altezza decrescente, a testimoniare la variazione del livello dell’acqua del lago nel corso degli anni. A questi segue una vegetazione a tifa (Typha angustifolia) e cannuccia palustre (Phragmites australis), giunco pungente (Juncus acutus) ed enula (Inula viscosa).
Se volete approfondire, vi consiglio una visita, magari in primavera, ne vale veramente la pena! Ma nel frattempo potete dare una scorsa alle notizie che trovate sul sito:
Lago di Baratz – tutte le info utili –
e lustrarvi gli occhi con la galleria di immagini che ho inserito nel post e che vi permetteranno di fare una sorta di tour virtuale del lago, buona visione!!
Mappa del percorso dalla baia di Porto Ferro al lago di Baratz
Unico appunto spiacevole, alcune delle strutture in legno, passerelle e “casottini” d’avvistamento, purtroppo, non erano accessibili perché pericolanti e forse perché si trattava della settimana appena successiva a ferragosto, gli uffici del CEAS erano chiusi, peccato!
IL TOUR VIRTUALE
(ph@paolomasotti e ph@ivanalacagnina)

















































